Archivio | 11 maggio 2017

Marta e le sue bambole!

Il gioco, le bambole, la loro valenza per l’adulto e per il bambino sono temi che mi affascinano da sempre e che ultimamente sto cercando di approfondire e sviscerare.
Poco tempo fa ero  alla ricerca di una bambola per la mia bimba che fosse unica e speciale quando mi sono imbattuta in Marta e nelle sue creazioni e ne sono stata conquistata!
Marta non crea bambole, crea magie!
Allora mi sono detta, perchè non chiedere direttamente a lei che di questi argomenti ne sa più di me?
E così Marta Marino di Le Bambole di Marta si è gentilmente prestata a rispondere ad un serie di domande.
Ne è uscita così fuori una interessantissima intervista che vi riporto:

-Ciao Marta ti va di descriverti in due parole?
Ciao Adele! Caspita, due parole per una chiacchierona come me sono davvero una sfida. Una caratteristica di me che mi riconosco è la pazienza, una che mi riconosce chi vive con me è il disordine! Ovviamente io mi difendo giocando la carta del “Caos creativo”.

 -Cosa pensi del gioco?
Che bella domanda. La mia visione del gioco è profondamente contaminata dai miei studi di pedagogia e filosofia, da autori come Winnicot, Fröbel, Bettelheim, e dalla mia esperienza come educatrice in asilo nido e come mamma. Per dirla con una citazione di Richter che amo molto “Il gioco è un fenomeno tremendamente serio!”. Provo un profondo dispiacere per la deriva sociale e culturale che ha preso il gioco negli ultimi decenni. Gli adulti hanno totalmente disimparato a giocare solo per il gusto di farlo, hanno bisogno di uno “scopo”, di un premio, di giochi che abbiano un time out e regole ben codificate. Giocare nel tempo del gioco, è qualcosa che è diventato molto difficile. Questo crea grossi divari tra i desideri dei bambini e le aspettative dei genitori ed una delle frasi che mi sentivo dire più spesso quando lavoravo in asilo nido era “Io con mio figlio non so giocare, mi annoio, e poi non sa mai quando è ora di smettere”. Anche i nostri bambini si stanno purtroppo abituando sempre di più a giochi basati su meccanismi di “Giusto o sbagliato”, e su schemi di ricompense e punizioni. Giochi fatti per stufare in fretta i piccoli, mantenerli poco concentrati, non fargli utilizzare la fantasia. Un vero peccato! Spero in un ritorno a dei giochi che stimolino la creatività invece di castrarla.

-Da dov’è nata la tua passione per le bambole?
La mia passione per le bambole nasce da bambina. Ricordo con dolcezza i momenti passati con mia sorella a vestire e svestire le nostre bambole, accudirle, predenderci cura di loro. Mi hanno segnata anche due libri che consiglio a tutti, “La piccola principessa” di Frances H. Burnett e “Il coniglietto di velluto” di Margery Williams. Quando poi ho iniziato a lavorare con i bambini ho sviluppato una vera e propria adorazione per il gioco simbolico, di cui le bambole sono protagoniste indiscusse. Il “Tempo di mezzo” che si crea attraverso questo tipo di gioco, se si mette da parte l’imbarazzo del tornare bambini, regala momenti speciali anche agli adulti.

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-Cos’hanno di speciale le bambole Waldorf?
Le mie bambole non sono strettamente bambole Waldorf, prendono tuttavia ispirazione da quelle. Infatti hanno espressioni semplici, in modo che il bambino possa interpretarle alla luce del suo sentire, delle sue emozioni, della sua visione del mondo. Un bambino può ad esempio trasportare la sua rabbia sulla bambola (“Mamma, oggi la mia bambola è arrabbiatissima!”) per riuscire a verbalizzarla, canalizzarla, gestirla. Sono un validissimo aiuto nel riconoscimento delle proprie emozioni e nello sviluppo dell’autogestione emotiva. Come le bambole Waldorf sono create utilizzando esclusivamente materiali naturali. Sono imbottite in pura lana, materiale che amo profondamente per almeno tre motivi: è autopulente, ritiene il calore corporeo (Quindi una bambola con l’abbraccio di un bambino diviene calda) ma soprattutto conserva gli odori. E l’olfatto è uno dei sensi più sviluppati nei bambini, questo significa che una bambola che conserva odori famigliari saprà sempre di casa, di famiglia.

-Parlaci un pò del progetto “Le bambole di Marta”
“Le bambole di Marta” nasce dientro la spinta della mia famiglia e delle mie amiche. Ho creato la mia prima bambola nel 2013, ma fino ad ora non avevo mai preso in considerazione di venderle. Loro hanno creduto in me e nelle mie capacità più di quanto faccia io e mi hanno convinta ad aprire una pagina facebook, e così eccoci qui. Quando sono rimasta incinta ho deciso di stare a casa dal lavoro per occuparmi di mia figlia, fare bambole è il modo per me perfetto di ritagliarmi del tempo personale nelle mie 24 ore da mamma.

-Come prendono vita le tue creazioni?
Ogni bambola nasce da un nome. Un nome che mi richiama alla mente un libro, una canzone, un personaggio della storia, un’emozione. Un nome che in qualche modo mi parla della bambola che lo porterà. E’ per me impossibile pensare di fare due bambole identiche, ognuna ha la sua forma, la sua sostanza, il suo modo speciale di entrare in contatto con me e nascere dalla lana. Solitamente lavoro mentre mia figlia dorme, con una tazza di the fumante accanto e della musica piacevole in sottofondo. Ci vogliono moltissime ore di lavoro a creare una bambola, soprattutto per scolpire il viso con l’ago da infeltrimento. In media circa 15 ore solo per questo!

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 -I materiali sono importanti?
I materiali sono fondamentali. Scelgo solo materiali naturali, certificati. La lana cardata con cui infeltrisco il viso e imbottisco il corpo è biologica, le fibre naturali che utilizzo per i capelli (Come Mohair o Alpaca) arrivano esclusivamente da farm che trattano gli animali benissimo. Il jersey che utilizzo per la pelle è svizzero, certificato oeko-tex, e nasce apposta per la creazione delle bambole. Gli occhi sono ricamati con filati italiani misto seta. Anche per i vestiti scelgo tessuti di ottima qualità e provenienza.

-Le tue bambole hanno una personalità bel definita e perfino un cuoricino nel petto, dopo averle amate tanto è difficile per te separarsene?
E’ difficilissimo. In ogni bambola lascio una parte di me, infatti sono molto felice quando vanno a vivere da persone con cui ho feeling, per me è molto importante che si capisca che le considero davvero vive, a modo loro.

 -Come consigli di proporre la bambola ad un bambino?
Innanzitutto credo fortemente nella scelta del momento adatto. Spesso i genitori comprano bambole ai bambini per il compleanno, o per Natale. In mezzo alla confusione, all’eccitazione, e ad altri mille regali si rischia che l’incontro non faccia nascere quell’amicizia che si augurano. Suggerisco quindi di scegliere un momento tranquillo, preparare il bambino all’incontro attraverso una storia (Ad esempio raccontando di come la bambola è giunta a casa, che avventure ha vissuto), introdurla con un nome (sarà poi il bambino a cambiarlo, nel caso non gli piacesse), delle caratteristiche caratteriali, delle passioni (magari affini a quelle del proprio bambino), dei talenti. Proprio come parlereste a vostro figlio di un nuovo amico. Non demordete se non se ne interessa immediatamente e non relegatela su una mensola, lasciatela sempre a disposizione!

 -Tutti hanno bisogno di una bambola?
La mia opinione è che tutti abbiano bisogno di una bambola, perchè tutti hanno bisogno di relazioni. E le bambole sono esattamente questo, una relazione. Anche i bambini che sembrano non considerare attivamente le bambole, se queste sono state introdotte nel modo adatto (Altrimenti vi suggerisco di provarci!) spesso in realtà hanno solo dato a queste un ruolo di “spettatrici”, uno sguardo famigliare e rassicurante mentre giocano ad altro. Per questo dico di non metterle su una mensola, perchè la loro presenza è importante in modi che a volte gli adulti non colgono. Il fatto che ci siano, il fatto stesso che esistano e che siano lì mentre il bambino gioca, agisce, cresce, le rende parte integrante della sua vita e della sua quotidianità. Il fatto di essere guardati per i bambini è molto importante e spesso noi adulti siamo troppo indaffarati per osservare un bambino che “Fa le sue cose”. Per lui sapere che c’è qualcuno a cui mostrarle e che ha tutto il tempo del mondo è una cosa bellissima. E poi diciamocelo, le bambole non si stancano mai!

 -Da che età consiglieresti le tue?
Consiglio le mie bambole dai 3-4 anni in su, sono create con materiali solidi e fatti per durare ma sono delicate, soprattutto i capelli. Inoltre non possono assolutamente essere lavate in lavatrice!
Tuttavia ci sono molte variabili da tenere in considerazione, primo tra tutti le proprie aspettative. Vogliamo che un bambino non rischi assolutamente di rovinare la bambola? Proponiamogliela quando sarà in grado di non disattendere il nostro desiderio. Non ci interessa che la rovini, siamo consci del fatto che potrebbe accadere ma ci va bene così perche è giusto che “la viva”? Possiamo proporla un po’ prima. In ogni caso una delle caratterestiche che mi fanno amare cosi tanto questa categoria di bambole è il fatto che possano essere riparate.

-Ti faccio una domanda che mi riguarda da vicino avendo tre figli. Noi abbiamo avuto l’onore di adottare una delle tue meraviglie:Violante e tutta la famiglia è stata coinvolta nei preparativi che la porteranno ad essere il regalo per il primo compleanno dell’ultima arrivata. Sarebbe più corretto che ognuno dei tre avesse la sua bambola personale?
Sarebbe sicuramente preferibile che ogni bambino avesse la propria bambola, sì. Questo perche il fatto di sapere che esiste una appartenenza può limitare o favorire la relazione. Ma già il fatto che sia presente una bambola in casa e che i bambini possano giocarci è bellissimo ed importante!

-Le bambole possono rivestire un ruolo anche nella vita dell’adulto?
Assolutamente si. Le bambole parlano un linguaggio universale in cui ogni adulto può rispecchiarsi, anzi oso dire che ogni adulto dovrebbe farlo. Tutti dovremmo prenderci del tempo per parlare con i nostri bambini interiori.Un tempo lento, a me piace dire che le bambole celebrano la lentezza. Dal tempo impiegato a crearle, al tempo per entrarci in relazione, al tempo infinito che ci offrono per giocarci. E quanto abbiamo bisogno di lentezza nella nostra frenesia quotidiana!
In alcuni casi poi le bambole rivestono anche significati terapeutici, come nel caso di una perdita famigliare, ferite dell’anima per quanto riguarda il periodo dell’infanzia, momenti di solitudine, desideri di maternità frustrati, perdita di memoria nell’anziano. Sono davvero speciali nel riconnetterci con noi stessi.

 -E a questo punto sono sicura che tutti si stanno facendo la stessa domanda:com’è possibile adottare una delle tue meraviglie???
Seguendomi sulla mia pagina facebook “Le bambole di Marta”, man mano che una di loro cerca casa fornisco lì tutte le informazioni per adottarla.Vi aspetto!

E loro sono Adelaide Violante ed Isabella!
Sulla pagina di Marta trovate le loro storie, i loro pensieri… scoprirete che prendono vita come per magia!
Adelaide e Violante hanno già trovato casa.
(Violante lo avevate capito ormai!!!)
Isabella la cercherà presto!
Chissà chi sarà così fortunato da adottarla 🙂
Sono creature speciali.
Mi ha colpito molto mio figlio Samuele quando all’arrivo di Violante ha voluto fare un video (figli della tecnologia loro) per ringraziare e comunicare come fosse arrivata sana e salva qui da noi e nel discorso ha usato senza imbeccate o suggerimenti la parola “fatto nascere” riferita a Violante ed al processo che ha portato alla sua creazione.
Questo la dice lunga su come i bambini percepiscono queste bambole 🙂

Prima di concludere posso dirvi che anche i pacchi con cui arrivano sono favolosi e curatissimi??? 😀

 

Grazie Marta per essere stata così gentile da rispondere a tutte le mie domande!!!!!
Ne diremo ancora sicuramente! 🙂
Io nel frattempo continuerò a seguirti ed a sognare in questo mondo fantastico fatto di stoffa e di poesia:
https://www.facebook.com/Le-bambole-di-Marta-433801510288849

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